Il Patto di Fiume Simeto e l’ipocrita adesione di Biancavilla

Nel tentativo di analizzare lucidamente l’operato della passata – e purtroppo presente – amministrazione biancavillese, potremmo dilungarci annoverando le pecche, le scelte miopi, gli errori, le ignavie, le bassezze. Oggi tuttavia vogliamo essere clementi, per cui ci limiteremo a dare al sindaco Glorioso una sola colpa, chiudendo gli occhi solo per un attimo su tutto il resto: la colpa è quella di trovarsi, puntualmente e immancabilmente, al di fuori della Storia. Glorioso rappresenta l’emblema dell’incapacità di cogliere i venti del cambiamento, di saltare sui treni in corsa per il futuro, un po’ per ristrettezza di vedute, un po’ per timore di “toccare gli intoccabili”, un po’ per ingerenze della sfera privata su quella pubblica. Ne è esempio la clamorosa assenza di qualche giorno fa al prestigioso Convegno Internazionale sul Fico d’India, patrocinato dalle Università di Catania e Palermo ed eccezionalmente trasferitosi nel nostro territorio come riconoscimento dell’importanza che l’area di Biancavilla riveste in ambito locale e delle potenzialità che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) sviluppare sul mercato internazionale. C’erano ricercatori e studiosi provenienti da tutto il mondo (ben 22 paesi!), ma lui no, proprio il sindaco mancava.

Ma le critiche piovute nei giorni a seguire non sono bastate a risvegliare dal torpore il nostro primo cittadino che, come da prassi, proprio ieri ha mancato un altro importante appuntamento. Ci riferiamo all’incontro, tenutosi ieri sera nei pressi della Biblioteca Comunale di Paternò, finalizzato a stipulare il Patto di Fiume Simeto, documento al quale il Comune di Biancavilla avanza una ambigua e quanto mai ipocrita adesione. Come sappiamo, infatti, il nostro Comune perpetra da tempo notevoli danni ambientali per via di undepuratore inefficiente; depuratore per il quale – sia detto en passant– il sindaco continua a farci pagare una tassa perfettamente inutile. A pochi chilometri dal nostro paese, quindi, si consuma una strage silenziosa proprio ai danni di quel fiume e di quella stessa Valle che l’amministrazione vorrebbe farci credere di voler salvare.

via del grano

Ma la Storia, per fortuna, va avanti. Già da diversi mesi ormai l’interesse per il fiume Simeto è tornato alla ribalta, complice la vicenda dell’imprenditore Emanuele Feltri, vittima di intimidazioni per aver coraggiosamente denunciato i tanti atti criminosi cui ha dovuto assistere nei pressi dell’Oasi di Ponte Barca. Ma sono anni ormai che le associazioni a tutela del maggiore fiume siciliano combattono la loro guerra silenziosa, intraprendendo un percorso condiviso per valorizzare e difendere l’intera Valle del Simeto, mediante un coinvolgimento diretto delle istituzioni, delle Università e dei singoli cittadini. Nel 2009 ha avuto inizio l’opera di Mappatura della Comunità, progetto finalizzato allo studio delle problematiche presenti nella Valle del Simeto. Risale invece ad un anno fa la creazione di un primo Patto di Fiume – stilato fra le istituzioni e la comunità. Questo lungo ed intenso percorso vede oggi possibilità concrete di trovare il suo degno coronamento. Con l’incontro tenutosi ieri si è marcata una importante tappa nel raggiungimento dell’obiettivo prefissatosi, e cioè quello di ottenere il conferimento del titolo di “Area Pilota”, da parte del Ministero della coesione territoriale, per il progetto “Aree Interne”. La qualifica di Area Pilota permetterebbe alla Valle del Simeto di accedere con più facilità ai fondi erogati dalla Regione.

Tuttavia, a discapito della larga adesione da parte di diversi Comuni, all’importante incontro di ieri era presente il solo sindaco di Paternò, Mauro Mangano. Trattandosi di un evento pressoché unico probabilmente per tutto il meridione, un progetto realmente innovativo e capace di concretizzare in azioni pratiche lo sforzo di tanti anni di battaglie, diversi amministratori hanno pensato bene di assentarsiE ovviamente, inutile dirlo, mancava anche lui, il grande assente, Pippo Glorioso, che ancora una volta riesce a sconfessare le più rosee aspettative: la smettano gli ottimisti di chiamarlo in causa e di sperare in un’indole battagliera che il nostro sindaco non possiede e non possiederà mai. La Storia procede, ma lui resta lì, a guardarla da dietro mentre si allontana. Si, perché la tiepida adesione mediante la Delibera di Giunta emanata ieri non incanta nessuno, anzi, questo atto ci appare una formalità sterile ed ipocrita, in quanto finge un interesse verso un’area che stiamo spudoratamente inquinando da anni. A suggello dei nostri fondati sospetti, pesa come un macigno l’assenza di ieri sera. Piuttosto che una vuota adesione formale, avremmo preferito indubbiamente vedere il sindaco lì, per una volta in prima linea, a lottare con tutte le sue forze per la difesa del nostro territorio.

Ma va bene così. Abbiamo scherzato, forse anche esagerato. Facciamo finta di non aver detto nulla e ripartiamo da zero. D’altronde dopo il bastone viene sempre la carota.

Ieri alle 17.30, nei pressi della Biblioteca Comunale di Paternò, si è svolto un importante incontro relativo alla costituzione del Patto di Fiume Simeto. All’incontro, purtroppo, non ha potuto prendere parte il sindaco del Comune di Biancavilla Giuseppe Glorioso, da anni in prima linea nella difesa dell’ambiente e della valle del Simeto in particolare. Ricordiamo la strenua battaglia condotta per riabilitare il fatiscente depuratore Comunale, finalmente tornato funzionante ed efficiente. Il sindaco ha fatto pervenire un videomessaggio dolente nel quale si scusava coi presenti per la sua assenza, dovuta a motivi di forza maggiore. Tuttavia si tratta di un’eccezione, rassicura, dal prossimo incontro sarà di nuovo fra loro, magari si recherà in prima persona da Carlo Trigilia, ministro per la Coesione Territoriale, o magari verserà una generosa quota per la costituzione della Via del Grano o per portare l’elettricità ai poveri contadini, perché gli “duole il cuore pensare che al giorno d’oggi, in un paese evoluto come la Sicilia, si debba implorare e rischiare di perdere la vita solo per reclamare i nostri diritti”. Infine, dopo aver provveduto a ripulire di propria mano il sito archeologico della grotta di Scilà, inquinata dagli scarichi fognari dei suoi concittadini, farà penitenza cingendosi il capo di spine, di fico d’india, naturalmente.

 

Riccardo Ricceri


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