La grave crisi idrica nel Comune di Ragusa. Ferreri: “No all’uso in rete di acqua non potabile”

“Si rischia di compromettere l’acquedotto, esponendo a rischi  le fasce più deboli della popolazione.  I problemi di oggi causati dalla costante rapina delle risorse del territorio e dell’ambiente”

 

No all’immissione di acqua non potabile nelle rete idrica cittadina”. Vanessa Ferreri, deputato del gruppo parlamentare all’Ars del Movimento 5 Stelle, boccia senza mezzi termini la proposta avanzata dal commissario straordinario per risolvere la grave crisi idrica che ha colpito il Comune di Ragusa.

Immettere in rete acqua non potabile – dice Vanessa Ferreri – non è una soluzione, anzi. Questa scelta potrebbe esporre a rischi sanitari le fasce più deboli  della popolazione, anziani e bambini innanzitutto,  e creare più disagi alle utenze domestiche e commerciali”.

Prima di fare un passo che potrebbe compromettere l’intero acquedotto di Ragusa – prosegue il deputato – il commissario dovrebbe verificare la disponibilità di acqua derivante dai pozzi e dalle sorgenti che riforniscono l’acquedotto ASI. La disponibilità originaria, pari a circa 140 litri al secondo di acqua, non è del tutto utilizzata  e a questa si potrebbe aggiungere l’acqua, (di cui va verificata preventivamente la potabilità)  dei pozzi ex Enichem, recentemente acquisiti dall‘ASI, anch’essi  utilizzati solo parzialmente”.

Secondo la Ferreri la crisi idrica affonda le radici  sulla rapina delle risorse del territorio e dell’ambiente. La soluzione al problema per il parlamentare 5 Stelle va ricercata nella rimozione delle cause dell’inquinamento, intervenendo sugli allevamenti zootecnici, adottando quelle tecnologie come la fitodepurazione e la digestione anaerobica  dei reflui zootecnici, che possono rendere compatibile la produzione zootecnica con la tutela della risorsa idrica, migliorando anche la redditività  delle aziende. “Tutti accorgimenti – conclude la Ferreri – che sono stati ignorati dal comune di Ragusa, sin dal primo inquinamento delle sorgenti nell’ottobre 2010, che ha condotto alla crisi attuale”.


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