Nestlè : come sfruttare l’acqua della Sicilia con il beneplacito dei politici

 


di Riccardo Ricciardi

 

L’acqua è essenziale per la vita. Meglio, l’acqua è vita. Può sembrare una frase fatta ma è sempre bene ricordarlo. E la pensano così anche alla Nestlè, considerando che sono le stesse parole che si possono leggere sulla pagina web della multinazionale svizzera, da sempre attenta alla “rinnovabilità” e alla “sostenibilità” del prezioso oro blu. E’ un sollievo, questo. Si, perchè se provate a digitare su qualunque motore di ricerca le parole acqua e Nestlè, appariranno  delle notizie assolutamente fuorvianti volte a far credere che l’unico obiettivo del colosso alimentare sia il profitto ad ogni costo. Niente di più falso, ve lo assicuro. La Nestlè Water <<seleziona meticolosamente le risorse idriche, protegge l’intera area di utenza da rifiuti ed inquinamento>>, dato che è proprio l’inquinamento a <<deteriorare la qualità dell’acqua rendendola non potabile e provocando mortalità in diversi paesi in via di sviluppo>>. Questa breve premessa è quantomeno doverosa in quanto i valori ed i sani principi dei giudiziosi elvetici si scontrano con la testardaggine e la culturale riluttanza degli ostinati siculi ed in particolare delle arretrate popolazioni sicane, incapaci di avvedersi della sconfinata fortuna che si è riversata loro addosso.

Tutto ha inizio il 4 Agosto del 1999 quando l’Assessorato all’Industria rilascia una concessione mineraria per l’estrazione e l’imbottigliamento  dell’acqua estratta da contrada Margimuto e la costruzione dei relativi stabilimenti  ad una società, la Platani Rossino s.r.l. per il periodo di un anno (nel 2000 gli anni diverranno 3). Grazie a questa concessione, la società succitata inizia l’escavazione di un pozzo ad una distanza di circa 800 mt. dagli altri pozzi che forniscono l’approvvigionamento idrico alla popolazione di Santo Stefano di Quisquina. Nonostante le plateali proteste ed i  ricorsi delle popolazioni della zona, capitanate dal Sindaco e da altri Amministratori, la lungimirante pol

itica regionale, nel 2002, amplia a trent’anni la concessione, permettendo quindi alla Platani Rossino di poter far giungere in abbondanza sulle tavole dei siciliani l’ottima acqua Santa Rosalia. Ma già adesso i conti non tornano. Già nel 1982, il Genio civile di Agrigento aveva disposto la chiusura dei pozzi aperti dalla Montecatini proprio in contrada Margimuto per il rischio di depauperamento delle risorse idriche, necessarie per approvvigionare la popolazione. Gli studi condotti dai Professori Alaimo e Daina dell’Università degli studi di Palermo ed altri rilievi di diversi esperti a partire dal 1988, avevano già confermato il rischio idro-geologico esistente. In particolare dalle loro relazioni si evince che <<l’emungimento di una falda idrica….in momenti di crisi idrica potrebbero indursi in alcuni punti della falda depressioni non compatibili con il naturale equilibrio invertendo la direzione dei flussi idrici sotterranei e procurando di conseguenza Danni irreparabili>>. Insomma, stupidi allarmismi.

Intanto la Platani Rossino s.r.l. viene acquisita dalla Sanpellegrino spa (leggasi Nestlè) la quale continua indisturbata l’attività di sfruttamento di 10 Lt/sec. a fronte però, bisogna riconoscerlo, di un equo canone di sfruttamento che fa confluire nelle ricche casse della Regione Sicilia ben €254,15. Al minuto? No. All’ora? Nemmeno. Il canone è annuo. (D.R.S. n. 292 del 2006). Insomma, un affare.

E i gioiosi abitanti di S. Stefano di Quisquina e di molti comuni dell’agrigentino e del nisseno ? Sono sempre meno gioiosi e sempre più incazzati. Teoricamente non ne avrebbero motivo. Loro sono i legittimi fruitori della buona acqua proveniente dal bacino idrico che <<è lo stesso a cui attinge oggi un sistema di acquedotti che rifornisce sia l’area dei monti sicani che la stessa 

Agrigento>> (Manuela Kron, direttore della Nestlè-Italia corporate, La Repubblica-Palermo, 5/4/2008). Beh, è presto detto. Dai loro rubinetti sgorga impetuosa una stomachevole ed inquinata(e tre volte più cara) acqua dissalata distribuita dalla Girgenti Acque, gestore del servizio idrico di Agrigento, per un giro di affari complessivo stimato in un miliardo di euro  per i prossimi 26 anni che pioveranno dentro le tasche anche del suo amministratore Marco Campione e con la benedizione di Eugenio D’orsi, presidente della Provincia di Agrigento e braccio destro di Lombardo. Sarà un caso ma D’orsi e Campione finiscono al centro di un’inchiesta per corruzione (su Lombardo ed il suo morboso rapporto con la giustizia sappiamo già tutto). A favore della loro innocenza si batte anche l’avvocato di Campione, Giuseppe Scozzari, che guarda caso è l’ex amministratore delegato di Girgenti Acque. Insomma, tutto in famiglia. Risultato? Tutti assolti, ma che ve lo dico a fare? (n.b.Campione è stato comunque condannato in via definitiva per un’altra truffetta).

A differenza degli abitanti di Santo Stefano di Quisquina, gli agrigentini possono ritenersi più fortunati. Loro l’acqua dissalata nelle loro case non la ricevono. Anzi, loro non ricevono proprio a

cqua. O, quantomeno, la ricevono per qualche ora ogni due giorni, altrimenti ogni otto giorni. Tutte le case girgentane possiedono infatti cisterne, bidoni, vasche, secchi, taniche per contenere un’acqua comunque imbevibile. Risultato? Tutti quanti sono costretti comunque ad acquistare acqua in bottiglia.

Intanto il tempo passa, l’acqua non si chiama più Santa Rosalia bensì Acqua Vera e la Nestlè vince un contenzioso con la Regione innanzi al Tribunale delle Acque Pubbliche di Roma, Regione che, dietro pressione dei vari comitati cittadini formatisi nel frattempo,voleva vietare alla multinazionale di aumentare la potenzialità di prelievo di acqua di altri 10Lt/sec. Ma, come dicevamo, il tempo passa, panta rei, tutto scorre. Ed il tempo aiuta a dimenticare anche il risultato referendario dello scorso anno,plebiscitaria posizione del popolo italiano per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. La Nestlè, così com
Cosa fare, dunque? La soluzione è, come spesso accade, semplice, logica e cosa non meno importante, legale. A volte dimentichiamo che, in quanto consumatori, siamo depositari di un immenso potere del quale non siamo (ancora) stati privati: il potere di scegliere. Facendo tesoro del successo ottenuto dai diversi comitati popolari formatisi, per le medesime ragioni, a Sao Lourenco (Brasile), nel Wisconsin, nel Texas ed in Florida, abbiamo la capacità di colpire la Nestlè nel suo punto più sensibile: il fatturato. Scegliere acque regionali di aziende regionali è appunto semplice, logico e legale. Se poi si sceglie il depuratore casalingo e si rinuncia alla bottiglia di plastica, si aggiunge anche una sostenibilità ecologica che, dati I tempi, male non fa.e il Governo Monti e le sue liberalizzazioni, non sembra a conoscenza dell’esito referendario e continua indisturbata a trarre profitto da un settore, quello dell’acqua, che dal 2003 incide per quasi il 6% sul suo fatturato.


3 commenti

  1. mirella furno' on

    sono passata da 15 gg. al depuratore casalingo, niente piu’ bottiglie , niente piu’ fatica per trasportarle, l’acqua la paghiamo gia’ al nostro comune.

  2. Celestino Gioacchino on

    Articolo perfetto!! Io personalmente avevo pure presentato questo punto per il programma regionale, cioè togliere le concessioni alla Nestlè e a tutte le altre. Potrei capire le aziende siciliane stesse, dove gli introiti quanto meno rimangono qui, ma che una Società come la Nestlè che imbottiglia acqua ed esporta in varie parti del mondo speculando su un nostro elemento è a dir poco agghiacciante……………e dici bene nel mettere dei depuratori casalinghi, sopratutto nella mia Mazara del Vallo che da 20 anni si parla di nitrati e inquinamenti vari, ma io personalmente cercherei di mettere dei potabilizzatori già vicino ai pozzi da dove si attinge acqua, così che nella rete idrica cittadina possa scorrere ACQUA POTABILE PER TUTTO!!

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