I vitalizi a 5 stelle? Ennesima bufala dei giornali per colpire il Movimento

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La notizia dei vitalizi dei 5stelle, riportata dai media è l’ennesima notizia distorta, contrabbandata da “La Repubblica” quasi come uno scoop. Le cose, come purtroppo spesso accade, sono completamente diverse da come sono state presentate. Il M5S Sicilia è stato l’unico che nel parlamento regionale ha rinunciato al vitalizio travestito da pensione, un vergognoso privilegio che permette ad un politico di intascare il diritto alla pensione dopo soli 4 anni e mezzo di legislatura, tutto ciò mentre i giornali, che oggi sparano a zero contro di noi, erano girati dall’altro lato. Noi abbiamo anche lasciato nelle casse dell’assemblea tutti gli emolumenti relativi ai contributi mensili, che altrimenti ci sarebbero stati versati. Pertanto abbiamo deciso di accantonare i contributi come se fossimo dei normali lavoratori per i cinque anni di legislatura, calcolati, ovviamente, sulla base di 2.500 euro di stipendio. In pratica abbiamo applicato il principio che avremmo realizzato se fossimo andati al governo della Regione: no ai vitalizi, no alla pensione da privilegiati e sì ai contributi che si aggiungono a quelli della vita lavorativa fuori dalle istituzioni. Tutto qui. Nessun privilegio, ma solo la garanzia di una copertura previdenziale che altrimenti non avremmo avuto. Come avviene per tutti i lavoratori e come non avviene per tutti coloro che fanno politica nei partiti che invece intascano tutto. Ai giornalisti distratti, che si ostinano a raccontare cose non vere, inventando di sana pianta notizie volte solo a screditare il Movimento 5 Stelle, teniamo a ricordare anche che il gruppo parlamentare, unico nel panorama politico della storia della Regione Siciliana, ha restituito oltre 3 milioni di euro, con i quali sono stati avviati diversi progetti di pubblica utilità. Raccontassero nel dettaglio anche quelli, che hanno dato lavoro a decine di persone, avviato imprese, rivitalizzato luoghi abbandonati dell’isola e facilitato la pratica dello sport a 60 atleti disabili. Per non parlare della trazzera, cui si sono aggrappati per sopravvivere tantissime imprese e cittadini, quando, nel sonno delle istituzioni, la Sicilia era divisa in due a causa del crollo di un pilone sulla A19. Ormai abbiamo preso atto del paradosso di gattopardiana memoria: in Sicilia non importa far male o bene, quello che non ti perdoneranno mai è semplicemente il fare. I nostri politici lo hanno capito perfettamente: non fanno e si guardano bene dal fare qualcosa per tagliarsi pensioni e stipendi, rimanendo, per giunta, al riparo degli attacchi della stampa.


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1 commento

  1. La rinuncia al vitalizio è un bluff. Dopo aver detto no ufficialmente al beneficio, i deputati grillini hanno stipulato una pensione integrativa, finanziata con i soldi che sulla carta dovrebbero restituire. La maggioranza dei 14 deputati grillini uscenti all’Ars ha accantonato 600 euro al mese per un’assicurazione previdenziale complementare, aggiungendoli ai 2.500 netti che i “portavoce” cinquestelle trattengono per sé dalla busta paga parlamentare: i parlamentari, sulla carta, versano su un fondo per le imprese i compensi che eccedono i 2.500 euro, ma detraggono le spese per l’attività parlamentare, fra le quali da qualche mese — oltre a voci come la benzina o i costi di trasferimento — è comparso anche un costo fisso di 600 euro. La motivazione, sul sito che pubblica i rendiconti grillini, varia da deputato a deputato: c’è chi la definisce con più chiarezza un «accantonamento pensionistico» e chi usa un più generico «accantonamento previdenziale », ma la maggioranza si rifugia dietro un fumoso «imponibile previdenziale». Il risultato, però, è sempre lo stesso: una pensione integrativa.

    Il meccanismo è stato adottato da 9 deputati su 14. Dell’elenco fanno parte Sergio Tancredi, Stefano Zito, Francesco Cappello, Valentina Zafarana, Angela Foti, Giampiero Trizzino (l’unico che lo definisce con chiarezza «accantonamento pensionistico »), Gianina Ciancio, Valentina Palmeri e Vanessa Ferreri, quest’ultima non riconfermata all’Ars con il voto di domenica: non c’è dunque Giancarlo Cancelleri, il candidato governatore grillino sconfitto domenica da Nello Musumeci. «La pensione integrativa — ammette Ciancio, che indica la dicitura “accantonamento previdenziale” — è nata perché abbiamo rinunciato al vitalizio. Per l’Assemblea o prendi il vitalizio o non prendi niente. Così abbiamo cercato di organizzarci: almeno abbiamo i contributi versati».

    «Noi — aggiunge Foti, che definisce la trattenuta “imponibile previdenziale” — non abbiamo contributi di alcun genere. È un accantonamento pensionistico calcolato sui 2.500 euro, e ovviamente non su tutto lo stipendio da 8mila». Intanto l’Ars si prepara a un salasso da quasi un milione e 800mila euro. Con la fine della legislatura, l’Assemblea si prepara infatti a versare l’“assegno di fine mandato”, una sorta di liquidazione che sarà erogata a tutti i deputati uscenti, compresi quelli non rieletti: alla Ragioneria di Palazzo dei Normanni, in queste ore, si stanno facendo i conteggi, ma il pagamento si dovrebbe aggirare intorno ai 19.800 euro a testa. E i grillini, che secondo gli uffici dell’Ars lo riceveranno come gli altri, non sanno che fare: «Non ne abbiamo mai discusso — taglia corto Cancelleri — ma se sei rieletto non arriva nulla».
    La “liquidazione”, in realtà, sarà versata a tutti. O meglio: la riceveranno quasi tutti, visto che qualcuno dei parlamentari ha già chiesto un anticipo prima della fine della legislatura. L’importo viene calcolato sulla base dell’indennità parlamentare che, esclusa la diaria, ammonta a 6.600 euro lordi al mese: ai 90 deputati della scorsa Ars verrà versato un mese di “stipendio” aggiuntivo per ogni anno trascorso a Sala d’Ercole, per un massimo di tre anni. I deputati, infatti, hanno già ottenuto un acconto nel 2014, quando sui loro conti correnti è stato accreditato il primo biennio della “liquidazione parlamentare”: tre anni fa quello che fino ad allora si chiamava “assegno di solidarietà” è stato riformato secondo la formula attuale, e a quel punto sono state pagate le indennità pregresse, contro le quali si erano scagliati proprio i grillini.

    Adesso, però, il Movimento 5 stelle non ha ancora deciso. Sebbene il loro codice di comportamento per la Camera e il Senato preveda invece la restituzione: «L’indennità parlamentare percepita — si legge nel regolamento
    — dovrà essere di 5mila euro lordi mensili, il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato) ». Per gli altri partiti, invece, il problema non si pone: nelle prossime ore 90 deputati di tutti gli schieramenti — compresi quelli appena rieletti — riceveranno la liquidazione. Un salasso che per le casse pubbliche ammonterà a quasi un milione e 800mila euro.

    Io credo che a questa serie di affermazioni bisogna dare una risposta forte. Per esempio questa storia dei 600 Euro di contributi pensionistici privati è vera? Da iscritto pretendo una risposta. È anche vero che da parte di Reale è patetico e ridicolo fare le pulci a voi che avete restituito enormi quantità di denaro ma io vorrei che gli rispondiate per le rime. Grazie e buon lavoro.

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