Ipab, M5S: “Sedotte, azzoppate e infine abbandonate dalla Regione, a rischio la stessa permanenza nell’Albo regionale”

La deputata M5S all’Ars Angela Foti durante una infuocata audizione in II commissione, ha rappresentato una situazione, giunta al punto di non ritorno e che vede protagonisti i lavoratori delle ex opere pie distribuite sul territorio regionale, che sono il pilastro del welfare pubblico (ad oggi ospitano più di 2000 tra anziani e inabili).

Così la deputata: “Un cocktail letale fatto di Comuni che non rispettano le convenzioni, tariffe ferme agli anni ‘90, mancate integrazioni da parte delle Asp che furbescamente non riconoscono le prestazioni di carattere sanitario, e di una politica che si rifiuta di legiferare sulla materia da ben 15 anni, risale infatti 2000 la riforma nazionale, la legge 328 che prevede il nuovo assetto delle strutture organizzate in aziende per i servizi alla persona. Adesso si aggiunge anche un assessorato che per la parte politica ha avuto il suo bel da fare negli ultimi anni, con l’avvicendamento di ben 4 assessori, e per la parte amministrativa ha assunto un ruolo vessatore atto unicamente ad ottenere l’estinzione delle strutture”.

La partita si gioca dunque sul fronte dei contributi regionali, azzerati dal 2015, a cui si dovrà rimediare attraverso la legge “stralcio”, attualmente in votazione in commissione Bilancio all’Ars e una riforma non più procrastinabile .

La condizione di totale abbandono non è casuale secondo il gruppo M5S: “E’ probabile – continua la capogruppo Angela Foti – che il patrimonio immobiliare di valore inestimabile delle Ipab stimoli gli appetiti più inconfessabili da parte di chi senza scrupoli e soluzione di continuità lavora già dalla scorsa legislatura per prenderne possesso. A farne le spese sono i lavoratori che con grande spirito di abnegazione continuano a prestare assistenza con i servizi che non si sono mai interrotti, nonostante il cieco e ottuso atteggiamento del governo che decide di non decidere e lascia mano libera alle incursioni del dipartimento alla Famiglia che, giusto il 17 marzo, in barba al  DPR (il Decreto che fissa gli standard obbligatori ), ha diramato una circolare che nei fatti determina la cancellazione delle strutture dall’albo regionale di accreditamento”. A tal proposito la deputata Cinquestelle ha depositato un’interpellanza urgente con cui se ne richiede il ritiro. “La prossima settimana la battaglia continuerà in commissione dunque, dove si dovranno trovare delle congrue coperture che possano dare respiro ai lavoratori”.


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