Sicurezza Di Matteo – Appello del M5S in aula per il bomb-jammer

Il gruppo parlamentare all’Ars del Movimento annuncia una mozione per impegnare il governo regionale a pressare quello nazionale. La messa a disposizione dello strumento sarebbe stata congelata per motivi precauzionali, nell’ attesa di capire se nuoce alla salute. Il portavoce Cinquestelle all’Ars: “Avevano promesso una risposta in pochi giorni, aspettiamo da quattro mesi. Ciaccio: “Non si capisce poi perché per Napolitano e Renzi, che hanno in dotazione l’apparecchiatura, questi problemi non ci siano”

Stefano Zito: “Lo Stato dorme, e intanto la mafia vince

Non possiamo lasciare solo di Matteo. Quest’aula deve dimostrare la sua serietà, spingendo concretamente per la sicurezza del pm antimafia, vittima di preoccupanti minacce di morte”. E’ l’appello che ha lanciato ieri in aula il portavoce all’Ars del Movimento 5 Stelle, Stefano Zito, componente della commissione antimafia, che è tornato sulla richiesta, che dorme da tempo nei cassetti romani, di dotare l’auto di Di Matteo del bomb jammer, un dispositivo capace di inibire l’uso di telecomandi usati per far detonare a distanza ordigni esplosivi.

Era il 16 dicembre 2013 – afferma Zito – quando il ministro dell’Interno, rispondendo ad una interrogazione di una collega della Camera, diceva che sul bomb jammer avrebbe dato risposta nel giro di qualche giorno. Sono passati quattro mesi e non è successo nulla”.

A bloccare l’arrivo a Palermo del preziosissimo dispositivo sarebbe una questione cautelare. Il ministro, infatti, ha risposto che sono in corso di valutazione eventuali effetti collaterali dell’apparecchio sulla salute.

Non si capisce – afferma l’altro componente Cinquestelle della commissione antimafia, Giorgio Ciaccioperché questa ipotesi debba essere messa in campo solo per Di Matteo, mentre non è stato fatto in altre occasioni, visto che il bomb jammer è in dotazione al presidente della Repubblica, a quello del Consiglio e ad altre importanti cariche istituzionali. Se gli effetti collaterali ci sono, ci sono sempre e non a singhiozzo”.

Per spingere sull’acceleratore e cercare di pressare maggiormente il ministero dell’Interno, Zito ha annunciato una mozione che sarà presentata la prossima settimana.

Proveremo ad impegnare il governo regionale – dice Zito – a fare fiato sul collo su quello nazionale. Evidentemente quello che è successo in Sicilia non ha insegnato nulla”.

Intano il Movimento 5 stelle ha chiesto la convocazione in commissione Antimafia del magistrato. Sempre per la questione sicurezza ha sollecitato l’audizione di Massimo Ciancimino, la cui incolumità sarebbe a rischio, dopo le rivelazioni sulla trattativa Stato-mafia. “Trattativa – ha detto Zito – a mio avviso ancora aperta”.

Un’audizione è stata chiesta anche per il magistrato Teresa Principato, che si occupa da tempo delle indagini su Matteo Messina Denaro, definito uno dei 10 latitanti più ricchi del mondo.

Quando c’è in ballo tutto questo denaro – afferma Zito – la lotta alla mafia diventa più dura a causa del sistema economico affaristico che che c’è dietro e che verrebbe sgretolato. Dobbiamo supportare la Principato e i magistrati antimafia. Per questo ascoltarli è importante, per capire cosa possiamo fare per loro”.


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