AGRIGENTO. Turismo, Lettera di un Attivista sulla Legge dell’Albergo Diffuso in Sicilia

Faccio una riflessione solo ora dopo avere letto con attenzione la Norma sull’Albergo diffuso.

E devo dire che la condivido e mi piace intenderla come sguardo che legge al turismo in modo del tutto nuovo, diverso dalla sua forma tradizionale; è una forma che ribalta il concetto di albergo ridisegnandone il ‘carattere’ che, da ‘ reception‘ più o meno a cinque stelle o da B&B , apre al ‘bureau’ della città nella sua interezza, meglio quando allocato nel centro storico che si riscatterebbe dallo stato di abbandono e di incuria, (tant’è la sua autodistruzione. E ad Agrigento qualcosa sappiamo) , e ancor più se diventa esso volano imprenditoriale nei diversi settori che interessano al turismo ancorché addizionato alla rigenerazione di quel patrimonio culturale che, nelle sue più svariate forme, fanno di un territorio … il territorio, riconoscibile per la sua identità che è di tradizioni proprie, della gastronomia e i suoi sapori, le feste popolari ricche di culturalità propria; di mestieri artigianali…etc.

Insomma, strumenti indispensabili questi, (è un mio parere ovviamente) al riscatto di un turismo oggi, forse perdente. Un turismo che non abbia in conto questi ingredienti infatti, ritengo sia un turismo stantio, morto, passivo.

Un esempio: Agrigento è città turistica per antonomasia ma con risultati zero o perlomeno scarsi, molto scarsi, degni solo del tanto lamentato “turismo mordi e fuggi”.

Agrigento però non è solo Valle e Templi e sarebbe ora la si smettesse di insistere nel convogliare su essi un progetto turistico scevro da qualsivoglia altra forma di stimolazione che non si valuti propositiva a prescindere, in ordine ad un progetto che sia invece di riscatto del territorio in toto.

Certo, è innegabile che i templi ad Agrigento sono il diamante come per Segesta o per Paestum, ma, come tutti i diamanti, è giusto incastonarlo in un gioiello che sia degno del suo valore. E il gioiello, credo possa forgiarsi grazie anche a questa Legge in vigore in Sicilia,  proposta dal deputato La Rocca (M5S), che rientra peraltro nell’ambito del turismo sostenibile posto in essere dal Movimento Cinque Stelle.

Recita testualmente la Norma: “L’albergo diffuso accoglie il turista facendolo immergere nelle atmosfere autentiche della vita dei piccoli borghi e centri storici, aiutandolo a conoscere abitudini e usanze originarie, a vivere la quotidianità locale e a degustare prodotti enogastronomici tipici. Inoltre guarda alla salvaguardia dell’ambiente, al recupero urbanistico, alla valorizzazione delle tradizioni, dando al tempo stesso opportunità occupazionali e imprenditoriali, con ricadute positive sulle attività commerciali esistenti, nonché sui centri commerciali naturali”. Dice tutto.

A me pare perfetto come alternativa al turismo oggi e soprattutto un bene per il bene della Sicilia la cui naturale bellezza è ineguagliabile quanto però svalutata o ancora peggio ignorata. E perché no, persino una terapia d’urto necessaria ad una realtà come la nostra…akragantina. Del resto, non è forse questo che diciamo di volere per la nostra città che piangiamo …morta?

Meetup Grilli di Agrigento


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