Parole. Poche, precise, oneste.

L’uso delle parole, le lima, le smussa e le consuma.

Ed alla fine, dove prima c’era l’asperità di un disagio, rimane la normalità, un po’ sciatta, di un male, già conosciuto, con cui si è venuti a contatto più e più volte, tanto che, alla fine, magari a malincuore, si accetta.

In questo genere di processi il giornalismo ha un ruolo importante: espressioni come mala politica e malasanità oggi sono state ripetute così tante volte che al loro suono non si sdegna più nessuno.

Nessuno?
Nessuno che le legga o che ne senta parlare in tv.

Vivere un fatto di mala politica o di malasanità può essere un’esperienza devastante. E così viene fuori su una domanda: l’uomo politico che usa per il proprio vantaggio o per il proprio divertimento i fondi della collettività, è consapevole del nesso tra i suoi traccheggi ed il malessere di tanti cittadini? Avverte la relazione tra l’eccesso del suo shopping in SUV e il carrellino, poggiato al cassonetto dalla persona che rovista nell’immondizia in cerca della cena? Non c’è più spazio oggi, se mai ce n’è stato, per una politica da nababbi.

C’è invece un enorme bisogno di quel mix di buona volontà e fantasia che prima d’ora è stato adoperato solo dai missionari e da alcune ONG nei paesi poveri del terzo mondo.
I dati sono crudi: in Sicilia abbiamo centinaia di persone straricche, capaci di acquistare automobili da favola e ville meravigliose, ma insieme abbiamo decine di migliaia di poveri di tutti i generi: dai disoccupati, ai lavoratori in nero, ai precari pubblici, che hanno visto il proprio lavoro deprivato di senso, offesi in ogni momento dall’accusa di non essere utili e, comunque, legati all’unica occasione di sopravvivenza che questa Terra gli ha offerto finora.
Adesso serve buona volontà e fantasia, sobrietà e coraggio.

Il coraggio di dire no anche quando è difficile e anche quello di osare contro il parere dei depositari di esperienza.

Il M5S ha questo coraggio, questa sobrietà e, grazie ai cittadini che hanno avuto fiducia, ha anche la forza per cambiare. Senza “rivoluzioni”, parola che l’enfasi imbonitoria degli ultimi anni ha reso lisa e francamente inservibile. Quello che serve è intraprendere il cammino verso una sana evoluzione, tenace, essenziale e, soprattutto, sussurrata.

Francesco Campanella

attivista del  M5S a Palermo


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