Ambiente

URBANISTICA

1 – Piano anti-inquinamento luminoso regionale con divieti immediati di diffusione luminosa finalizzato al risparmio energetico e alla tutela paesaggistica notturna del territorio; utilizzo di sistemi di illuminazione ad alta efficienza energetica e ad alta resa cromatica (divieto di illuminazione assoluto con lampade sap su tutto il territorio regionale, dismissione graduale delle lampada istallate e loro sostituzione con lampade ad alta resa cromatica).
2 – Pianificazione acustica: al fine di garantire un elevamento della qualità ambientale e al fine di tutelare la vita dei cittadini nell’ambiente extraurbano, pianificazione acustica regionale con divieto di diffusione indiscriminata di musica all’aperto che violano le normative, imposizione di limiti massimi rivisti al ribasso ed in funzione della effettiva percezione per il livelli di db emessi (regola per esempio vigente in tantissime isole greche in cui locali e discoteche non diffondono all’aperto).
3 – Recupero di edifici e strutture fatiscenti nei centri storici, sia pubblici che privati (tramite accordi con i proprietari) e adibimento degli stessi a centri di aggregazione sociale, affidandone la gestione ad associazioni, enti o gruppi di cittadini che siano in grado di fornire servizi, spazi ed eventi gratuiti al resto della cittadinanza.
Incentivazione del recupero di edifici che necessitano di consolidamenti antisismici, consolidamenti ordinari o rifacimenti architettonici restaurativi di vecchi o antichi palazzi e costruzioni.
Obbligo dell’isolamento sismico del patrimonio edilizio esistente (anche con incentivi) ed isolamento immediato per gli edifici strategici (ospedali, caserme etc).
4 – Creazione di un Piano Energetico Regionale che preveda una distribuzione energetica ottimale per la Regione e che stabilisca un tetto massimo di produzione per tipologie energetiche (es. x% Petrolio, x% fotovoltaico, etc) ed una localizzazione provinciale degli stessi tenendo conto degli impianti esistenti e del fabbisogno energetico degli stessi. Questo servirà ad evitare la costruzione di impianti superflui che stanno devastando il nostro territorio e che superano abbondantemente i fabbisogni locali.
Incentivare la costruzione di piccoli impianti privati rispetto alla costruzione di grandi impianti.
Per i grandi impianti dovranno essere stabilite delle Royalty da pagare alle comunità locali.
Le comunità locali dovranno essere informate sugli impianti che si costruiscono nei loro territori.
Sanzioni pecuniarie e obbligo di bonifica del territorio per le imprese che inquinano per non aver rispettato i limiti previsti dalla legge e per aver violato le norme di sicurezza previste, cagionando danno all’ambiente ed alla salute dei cittadini.
5 – Eliminazione delle barriere architettoniche.
6 – Piste ciclabili in corsia protetta e parcheggi bici presso ogni luogo/ufficio pubblico.
7 – Progetto “Strisce verdi”: Definire aree di parcheggio a sosta ESCLUSIVA adibita alle auto a minore impatto ambientale.
8 – Interventi sulla viabilità interna dei paesi e attuazione dei progetti di circonvallazione e sensi unici.
Potenziamento arterie di collegamento con i paesi periferici. Realizzazione di nuovi assi stradali con i “villaggi” o casali cittadini, dotati di piste ciclabili e illuminazione intelligente, con funzione di:
a) collegamento per l’istituzione di idonee e alternative vie di fuga;
b) by-pass per fluidificare la mobilità periferica.
9 – Realizzazione del Progetto Archimede, che prevede lo sfruttamento delle correnti dello stretto di Messina mediante la realizzazione di mega turbine in mare.

TERRITORIO

1 – Apposizione di nuovi vincoli paesaggistici e monumentali. Strumenti democratici diretti per la proposta di nuovi vincoli .
2 – Definizione di personale appositamente predisposto per il controllo sul territorio.
A) Immediata verifica dell’operato dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale): dovranno essere rivisti, in termini di competenze ed efficienza, le attuali figure professionali che operano al loro interno e nei casi limite si dovrà procedere con la riduzione del personale non idoneo ed il potenziamento della restante parte.
B) Predisporre corsi di formazione ed informazione del personale, per il potenziamento delle figure professionali specializzate in tecniche della gestione ambientale che affiancano gli ingegneri ambientali in forza all’agenzia.
3 – Riforestazione del territorio regionale.
4 – Strategie per la tutela e la “riformazione” degli arenili lungo le coste siciliane
Regolamenti sovra comunali per la gestione degli arenili secondo protocolli unici. Esempio: divieto di rimozione della poseidonia dagli arenili in quanto fondamentale mezzo di strutturazione dei sistemi dunali.
Apposizione del vincolo di inedificabilità assoluta sui sistemi dunali presenti su tutto il territorio regionale, individuazione dei sistemi dunali “intaccati ” e predisposizione di piani di recupero degli stessi, previa valutazione di impatto ambientale.
Estensione della fascia di inedificabilità assoluta a 3 km dalla linea di costa.
5 – Stop al consumo del territorio.
Implementazione con innovativi sistemi costruttivi effimeri e reversibili, ecocompatibili, biodegradabili invece dei consolidati sistemi pesanti in muratura portante.
Stop al consumo di territorio, stop ad interventi edilizi di matrice speculativa tramite la revisione della LR 04/2003 che attualmente permette eccessi edilizi a norma di legge; blocco delle concessioni edilizie per i comuni in cui non è stato approvato il piano regolatore; piani intercomunali obbligatori per tutti i comuni che non si sono dotati di strumenti urbanistici adeguati (PRG, piani intercomunali, piani comprensoriali ecc. ecc.)
6 – Tutela dei beni artistici ed archeologici e loro valorizzazione, analisi di costi benefici nella realizzazione di strutture culturali tese alla promozione e fruizione del patrimonio culturale conosciuto e quello ancora da individuare (nuovi scavi archeologici per es:); recupero del patrimonio artistico ed archeologico trafugato dal territorio regionale ed esposto in musei pubblici internazionali; incentivazione di un sistema museale diffuso in rete con standard espositivi di qualità.
7 – Creazione di un grande parco marino nel canale dello Stretto.
Questo permetterebbe:
1) L’utilizzo razionale delle risorse ittiche che avrebbero degli spazi tutelati dove riprodursi liberamente
2) Un’alternativa alla pesca, poiché si creerebbe un indotto legato all’ecoturismo (vedi esempio Isole Medas in Spagna).
3) Incentivazione della ricerca scientifica nello studio di uno dei più interessanti (biologicamente e geologicamente) tratti marini del mediterraneo.
8 – Interventi per impedire la realizzazione del Mobile User Objective System (MUOS).
9 – Obbligo dell’isolamento sismico del patrimonio edilizio esistente (anche con incentivi) ed isolamento immediato per gli edifici strategici, come ospedali e caserme.
10 – Ripristino dell’edilizia popolare, anche con l’ausilio dei finanziamenti europei.
11 – Forestali:
A) Stipulare accordi con i Comuni della Regione Siciliana e gli Enti di natura pubblica favorendo il passaggio di risorse umane dove necessarie dalla Regione ai Comuni e/o Enti che ne facciano domanda in base alle competenze richieste, bloccando assunzioni ex novo, e consentendo uno snellimento del comparto forestale nel tempo. Ad esempio, si potranno obbligare i comuni che usufruiscono dei fondi regionali per la gestione di parchi e giardini pubblici, ad usufruire del personale del comparto forestale che per la L.R. 14/2006 è abilitato a svolgere questa mansione.
B) Istituire dei bandi Regionali per terreni e strutture demaniali che abbiano un interesse commerciale (es. Parco Natura) in cui il terreno verrà dato in concessione (non venduto) per un tempo determinato in base ad un progetto che deve essere sottoposto ed approvato nelle sedi competenti. Allo scopo di favorire un possibile sbocco lavorativo alle risorse umane del comparto forestale(in particolar modo le fasce più giovani e i 78isti) , verrà dato un punteggio più alto ai progetti presentati da singoli forestali o da società che assumano come impegno con la regione, l’assunzione di personale del comparto forestale.
C) Istituire progetti di ricerca finanziabili tramite i FESR 2014-2020. Un Esempio è dato dalle aree in cui sono presenti piante officinali (es. Monte Quacella nelle Madonie) che possano contribuire ad uno sviluppo economico-ambientale del territorio e della ricerca scientifica.
D) Adoperare i fondi FESR 2014-2020 in progetti di prevenzione e pianificazione ambientale, in cui possano anche essere coinvolti la cittadinanza e le scuole, al fine di garantire una corretta educazione del rispetto ambientale e della prevenzione antincendio.
E) Costituire un “Ente Foreste Regione Siciliana” in House Providing della Regione dotato di strumenti di trasparenza ed efficienza, che promuova un utilizzo produttivo del demanio boschivo, che sia reso auto-finanziabile dall’uso delle risorse boschive a sua disposizione e dai servizi che potrà espletare con privati e/o altri enti; Inoltre potrà gestire (come ente) aree attrezzate volte a fini turistici con servizi a pagamento. I suddetto ente non potrà usufruire di fondi pubblici e il bilancio pubblico dovrà essere revisionato ed approvato da ditte terze.
F) Riportare la competenza specifica tra i dirigenti del Dipartimento Azienda Foreste, programmando dei target preposti di efficacia, efficienza e produttività dei distretti di competenza. La dirigenza dovrà essere scelta tramite bando pubblico per titoli ed esami e non più tramite nomina politica. Bisognerà inoltre garantire un taglio dei CDA amministrativi al fine di risparmiare fondi che possano essere usati per l’efficienza del comparto forestale.
G) Recepimento della “Legge-quadro in materia di incendi boschivi” n. 353/2000, emanata dal Parlamento nazionale, ponendo particolare attenzione sulla mappatura delle zone incendiate e di quelle a rischio e sulla impossibilità di avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni.
H) Estendere le competenze del comparto antincendio dei forestali, anche in aree che si trovano a ridosso
 delle zone boschive che spesso risultano private e di competenza dei VVF e della Protezione Civile, al fine di coadiuvare e garantire una corretta prevenzione degli incendi e una tempestività d’intervento.
I) Potenziare la pianificazione della prevenzione antincendio delle aree boschive: implementando un telecontrollo delle zone a rischio; migliorando i software di comunicazione e controllo dagli organi periferici (Torrette) agli organi centrali (Centri Operativi Regionali e Provinciali) ; implementando anche strutture e attrezzature in uso dalle squadre antincendio.
L) Invertire i criteri che regolano la presenza degli operatori stagionali, ispirandosi ai principi dell’Ente Parco dell’Aspromonte, in cui gli operatori debbano in particolare spendersi per la prevenzione degli incendi come previsto anche dal recepimento della legge quadro. In questo modo il forestale stesso diventerà garante del bosco, adottando nuove tecniche per prevenire la perdita di patrimonio boschivo. Inoltre, a fine stagione sarà possibile premiare con incentivi quei distretti che abbiano ridotto in base alle casistiche agli anni precedenti, la percentuale di incendi grazie alla loro opera di prevenzione.
M) Introduzione di software come ad esempio la Tecnologia Gis per migliorare la pianificazione del comparto e del territorio tramite Sistemi Informativi Territoriali (SIT) utilizzabili per un maggior controllo e sviluppo del territorio boschivo e delle aree che necessitano intervento in base alle risorse umane a disposizione della Regione.
12 – Monitoraggio ambientale del GAS RADON e prevenzione tumore ai polmoni: ovvero effettuare una prima analisi ispettiva generale. Mediante uno studio geologico-strutturale-geochimico preliminare delle zone di indagine, per individuare le aree a maggiore concentrazione di Radon nei terreni e quindi esposte ad un maggior rischio. In un secondo momento si prevede di intensificare il monitoraggio in queste ultime aree, richiedendo, laddove sia necessario, interventi di bonifica da parte di operatori specializzati (ingegneri, architetti e geologi).

GESTIONE RIFIUTI

1 – Attuazione di politiche locali che puntino al raggiungimento della strategia “Rifiuti Zero”:
Separazione dei rifiuti alla fonte
Raccolta “porta a porta”
Tariffazione puntuale
Compostaggio
Riciclo
Riduzione a monte dei rifiuti
Riuso e riparazione
Impianti per il recupero di altri materiali dalla frazione residuale
Centri di ricerca per l’analisi della frazione residuale
Riprogettazione di prodotti costituiti da materiali non riciclabili

Apposizione di aggravi fiscali su imballaggi non riciclabili

Responsabilizzazione della società (mediante concessione di benefit/malus legati al comportamento)

2 – Smantellamento degli ATO o SRR e costituzione di consorzi tra comuni (partecipazione dei sindaci a titolo gratuito).
3 – Ricognizione dell’impiantistica esistente in Sicilia e completamento della stessa sul modello del Centro Riciclo Vedelago e/o simili.
4 – No alla distruzione termica, in qualsiasi forma, dei rifiuti.
5 – Rapido intervento che ponga rimedio al permanere in discarica della frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Il processo di decomposizione degli stessi, con conseguente formazione di percolato, costituisce un danno immediato a causa del rilascio di pericolose tossine nell’atmosfera e negli strati superficiali della geosfera fino ad arrivare, nei casi più gravi, all’inquinamento della falda acquifera.
6 – Ripristino ed integrazione dei cestini gettacarte, realizzazione degli impianti di Compostaggio, di riciclo degli Inerti e di raccolta dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche).
7 – Incentivi per l’autodenuncia e/o dismissione di rifiuti pericolosi (amianto ecc.)
8 – Bonifica delle discariche abusive.
9 – Applicazione dell’art. 6, punti 3 e 5, del D. Lgs. n.95/92; e dell’art. 2 punto 4 del Decreto del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato n. 392 del 16/05/96 “Regolamento recante norme tecniche relative alla eliminazione degli olii usati” ed estensione delle norma anche alle batterie per veicoli.
10 – Scelta del TMM (trattamento meccanico manuale) dei rifiuti, rispetto al TMB (trattamento meccanico biologico): nel primo caso si opera un trattamento a freddo dei rifiuti già differenziati a monte dai cittadini, tramite la divisione secco-umido.
11 – Passaggio dalla TARSU (Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani) alla TIA (Tariffa Rifiuti): quest’ultima prevede una quota fissa a carico del contribuente, affiancata da un’altra quota, che varia in base del volume di rifiuti prodotto.
12 – Green Public Procurement: in accordo con la direttiva 2008/98/CE, promozione da parte delle PA, di iniziative che diano priorità alla prevenzione e alla riduzione dei rifiuti a monte e subordinatamente alla corretta gestione degli stessi.

ACQUA

1 – Gestione pubblica del servizio idrico: Non più SPA pubbliche nè SPA private, ma enti di diritto pubblico. Ripubblicizzazione dell’acqua: il disegno di legge si è arenato all’ARS malgrado il netto risultato ottenuto durante i Referendum dello scorso 2011. I privati che hanno rilevato la gestione del servizio idrico e che hanno commesso inadempienze (sia in fase di aggiudicazione della gara d’appalto, sia nel periodo operativo) devono riconsegnare la gestione delle reti idriche nel più breve tempo possibile, non attendendo la conclusione del contratto, senza alcuna penalità aggiuntiva per i comuni.

2 – Controllo della qualità delle acque: riferimento ai processi industriali di trattamento delle acque nei depuratori sia urbani che inerenti a zone o distretti industriali; individuazione di strumenti di controllo dal basso per il controllo delle acque, ad opera di privati cittadini riuniti in comitati spontanei o associazioni portatrici di interesse o enti di qualsiasi tipo o livello, interessati al controllo della qualità ambientale ( es. asso albergatori).

3 – Assetto idrogeologico: strategie regionali per una sana gestione dei suoli:

traspirabilità, salvaguardia e sana gestione del sistema dei bacini idrografici, con semplici regole di base, che assicurino standard minimi di deflusso delle acque senza appesantire, con controproducenti infrastrutture, il territorio.

4 – Impianti di acque reflue : Prevedere e controllare che tutti i comuni ne siano dotati, iniziando da quelli i cui scarichi terminano a mare o nelle falde acquifere.
5 – Adeguamento e/o rinnovamento della rete di distribuzione idrica mal funzionante.  L’aumento dell’efficienza è necessario per diminuire le perdite e gli sprechi di acqua nelle tubature.