M5S: “Mentre a Roma si discute l’Ansaldo Breda muore”. Domani nuovo incontro nella Capitale

Le deputate La Rocca, Mannino e Lupo del Movimento 5 Stelle da tempo seguono le evoluzioni delle vicenda che tiene col fiato sospeso parecchie famiglie a Carini. Domani nuovo incontro a Roma.

“Mentre a Roma si discute, l’Ansaldo Breda muore. Stato e Regione si mobilitino subito per dare risposte immediate ai lavoratori”. Il Movimento 5 Stelle lancia l’ennesimo appello alla vigilia del nuovo incontro, in programma domani nella capitale tra proprietá dell’Ansaldo e sindacati.

A sollecitare Stato e Regione sono Claudia La Rocca, Claudia Mannino e Loredana Lupo, deputate Cinquestelle all’Ars e alla Camera, che da tempo seguono a Roma e in Sicilia la vicenda che tiene col fiato sospeso parecchie famiglie. L’ultimo incontro, conclusosi con un nulla di fatto, si è tenuto lo scorso 19 febbraio. “Si cominci a chiarire – afferma Claudia Mannino – che cosa attende i lavoratori dopo le prime 13 settimane di cassa integrazione e si cominci a studiare una programmazione a lunga scadenza, al fine di rivalutare un’azienda che sarà anche piccola per il mercato internazionale, come sostiene la proprietà, ma che va bene per quello nazionale. A forza di dire che Ansaldo è in vendita – continua Claudia Mannino – non può succedere altro che farle perdere valore commerciale. Si palesa, pertanto, una svendita a buon prezzo, forse a vantaggio di qualche amico?”.

“Mentre il governo finge di viaggiare a doppia velocità – afferma Loredana Lupo – lascia indietro il futuro della sezione trasporti industriale italiano. Chiediamo che la Regione sfrutti le competenze dell’Ansaldo Breda per recuperare l’arretratezza dei trasporti ferroviari in Sicilia, Calabria e Basilicata”.

“Lo stabilimento di Carini – sostiene Claudia La Rocca – non è solo un problema del territorio palermitano, è un problema siciliano e nazionale. È l’ennesima azienda che rischia di essere spazzata via, perché non riesce a reggere le spietate regole del mercato internazionale. Dietro i numeri ci sono delle persone e delle professionalità, è dovere, quindi, delle Istituzioni e, nel caso di Carini, del governo regionale e del presidente Crocetta, evitare il peggio”.

Pessimisti sono intanto i sindacati.

“Dopo l’incontro del 19 febbraio – afferma Antonino Musso – la situazione non è migliorata, anzi. E’ stata confermata la vendita dei 4 siti produttivi e, tra questi, Carini è quello messo peggio, visto che a fine giugno si troverà senza commesse e senza un bullone da avvitare”.


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