“U MARI NUN SI SPIRTUSA”. IL MOVIMENTO 5 STELLE CHIEDE AI SINDACI UN IMPEGNO CONCRETO PER BLOCCARE LA SVENDITA DELLE COSTE SICILIANE.

Il Movimento 5 Stelle esprime senza se e senza ma il proprio sostegno alla campagna lanciata da GreenPeace , “U MARI NUN SI SPIRTUSA”, per bloccare “ogni possibile progetto di trivellazione in mare presente e futuro”.

E’ in atto un tentativo di svendita delle coste siciliane ai petrolieri che va assolutamente fermato. Per questo il MoVimento 5 Stelle chiede ai sindaci della zona un impegno che si traduca in azioni concrete per bloccare sul nascere un piano basato sul mero profitto economico che se posto in essere metterebbe a rischio l’esistenza stessa dei nostri territori.

“Il canale di Sicilia è uno dei punti più ricchi di biodiversità di tutto il mediterraneo e ospita importanti risorse per la pesca. Purtroppo, allo stato attuale, alle minacce che deve affrontare si aggiunge il rischio delle perforazioni petrolifere: compagnie grandi e piccole hanno moltiplicato le richieste per cercare petrolio al largo delle coste della Sicilia.”

Massimiliano Mannelli candidato con il MoVimento 5 stelle alle prossime elezioni regionali del 28 ottobre nel collegio di Messina, dichiara: “Questa corsa all’oro comporta dei rischi inaccettabili, per l’ambiente in primis, ma anche per l’economia e la prosperità di tutte le comunità che vivono sulle coste siciliane. Un incidente anche meno grave di quello accaduto nel Golfo del Messico due anni fa (che secondo le stime di GreenPeace ha causato un danno al comparto turistico di circa 18 miliardi di euro !!!) segnerebbe probabilmente la fine dei nostri territori.”

Mannelli prosegue: “Questo petrolio porterà benefici solo alle compagnie petrolifere senza soddisfare il nostro fabbisogno di energia. La Sicilia, attualmente è interessata dalle ricerche di estrazione con 11 concessioni su un totale di 26. Inoltre va detto che le aliquote che le società d’estrazione sono tenute a versare allo stato e alla regione sono tra le più basse d’Italia, inferiori di 33 volte a quelle che si pagano in Emilia Romagna, nonostante le diverse caratteristiche del sottosuolo. Tutta la penisola è poi uno dei paesi che incassa di meno dai cercatori d’oro nero: il 4 per cento di tasse per i permessi offshore, che dovrebbero arrivare al 7 per cento, ma soltanto sopra le 50mila tonnellate di petrolio prodotte ogni anno. Un’inezia rispetto all’85 per cento chiesto dalla Libia e all’80 della Russia: prezzi stracciati che hanno valso all’Italia il titolo di “miglior paese per l’estrazione di petrolio off-shore” secondo la compagnia Cygam.

 A ciò va aggiunto che alcune delle suddette compagnie già presenti hanno estratto meno della soglia minima e quindi non hanno versato un solo euro! Insomma, nessun siciliano trarrà benefici (anche in termini meramente economici) da queste attività d’estrazione, per non parlare dei possibili rischi di catastrofi ambientali!”

Mannelli conclude dicendo: “una volta dentro al palazzo, chiederemo altresì la costituzione di una commissione parlamentare per rivedere le condizioni e le royalties sui contratti di concessione e di estrazione attualmente in essere. Vogliamo restituire ai siciliani la dignità che è stata svenduta in passato da chi ha governato con approssimazione la nostra regione.”

Giancarlo Cancelleri, portavoce e candidato alla presidenza della regione siciliana conferma il pieno appoggio alla campagna “U mari un si spirtusa” e in merito afferma: “La legislazione italiana in materia di trivellazioni, molto spesso non tiene conto del patrimonio ambientale marittimo, soprattutto per quanto riguarda le coste siciliane”.

Per questi motivi il MoVimento 5 stelle chiede ai sindaci della zona di prendere una posizione netta e chiara che si traduca in una condanna senza “se” e senza “ma” dei progetti di trivellazione.

Siamo convinti, infatti, che un atteggiamento silente e “pilatesco” da parte delle amministrazioni suddette rappresenti una sorta di assenso implicito alle attività di estrazione petrolifera e, quindi, un sostegno al piano di svendita delle nostre coste.

SI ALLA DIFESA DEI NOSTRI TERRITORI, NO ALLE TRIVELLE NEL CANALE DI SICILIA!!!


1 commento

  1. Ti devo corregere le coste siciliane sono già state svendute alle varie Fiat, Enel, Eni, vedi: Termini Imerese, Gela, ed eravamo tutti contenti di fare gli operai alla fiat o al petrolchimico, mentre i ladroni del Nord si arricchivano con falsi progetti per il SUD, e se ne facevano un vanto, ” e noi minchini come eravamo svendevamo le isole più belle del mediterraneo per due soldi, tanto per noi che eravamo abituati a queste meraviglie non ce ne accorgevamo nemmeno.
    VOGLIAMO riprenderci le nostre coste e con una legge speciale in deroga farle diventare chilometri di alberghi con il massimo rispetto per l’impatto ambiemtale?
    RIPRENDIAMOCI LA SICILIA E LE SUE COSTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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